Il grado di compattazione è stato controllato come segue:
sono state eseguite prove CPTe in laboratorio su provini ricostituiti a due densità differenti corrispondenti al 80 e 90% del valore ottimale (Proctor Modificato). Per ciascuna densità, sono stati riconsolidati numerosi provini a diverse pressioni verticali. Ovviamente, le prove sono state eseguite con il minipenetrometro. Per ciascuna densità, i dati sono stati interpolati mediante l’equazione qc=C0 (z)c1;
- sono state eseguite prove CPTe con cono standard in situ lungo tre differenti verticali dell’argine. A questo scopo, abbiamo utilizzato un penetrometro statico/dinamico TG63-200 di Pagani Geotechnical Equipment (Pagani 2009);
- Nello stesso sito in cui si svolgevano le prove CPTe, sono stati prelevati campioni indisturbati (oparzialmente disturbati). In particolare, sono stati prelevati tre campioni cubici superficiali. Inoltre, è stato utilizzato in due punti un campionatore speciale continuo (carotiere AF) (Principe et al. 1997, 2007).Il primo campione continuo si estendeva fino a una profondità di 340 cm, il secondo solamente a 90 cm, a causa di un guasto dell’apparecchiatura.
Il carotiere AF è un’apparecchiatura molto leggera (trasportabile a mano) che permette di ottenere micro carote di lunghezza fino a 10 m, continue e parzialmente disturbate. Nel caso oggetto di studio, sono state prelevate carote di diametro 38 mm. La penetrazione dell’apparecchiatura e l’altezza della sommità del campione sono stati frequentemente monitorati per rendere conto di un costipamento del campione durante le operazioni di carotaggio. E’ stato anche misurato il diametro della carota dopo estrazione.
La Figura 35 mostra il profilo delle prove CPTe in situ, le curve d’interpolazione della resistenza alla punta sperimentale rilevata in laboratorio, il peso unitario secco dei campioni “indisturbati” espresso come percentuale della densità ottimale (Proctor Modificato) e la fine dell’argine.
Figura 35. Risultati delle prove in situ. I valori numerici relativi ai punti si leggono nell’asse inferiore.
E’ possibile osservare che i valori della resistenza alla punta misurati in laboratorio e in situ sono congruenti gli uni con gli altri, in considerazione della densità secca determinata in situ.
Anche il valore molto basso della resistenza alla punta rilevata alla base dell’argine è piuttosto evidente, com’era prevedibile in seguito al contenuto di acqua molto consistente del primo strato, che era probabilmente maggiore di 30cm.