Il modello geologico-tecnico può essere utilizzato per la caratterizzazione di un sito a scopi ingegneristici e può altresì fornire un’indicazione sulla potenziale variabilità spaziale delle proprietà del terreno e dunque sui possibili errori di calcolo o di formulazione dei presupposti, in special modo per quanto riguarda l’ipotesi dell’omogeneità. Tale modello può essere ottenuto mediante l’identificazione delle unità stratigrafiche e la ricostruzione spaziale della variabilità litologica; generalmente, ciò è possibile attraverso indagini geognostiche (sondaggi, trincee, pozzetti esplorativi, ecc…).
Sfortunatamente, i sondaggi hanno costi comparativamente alti e il numero di perforazioni è spesso grandemente insufficiente ai fini di una mappatura geologico-tecnica. Tra gli eventuali strumenti complementari utili per l’esecuzione di indagini stratigrafiche, quali i test geofisici, è utile annoverare le prove penetrometriche, significativamente meno costose, che costituiscono una metodologia economica che permette di effettuare misurazioni continue di alcuni parametri del suolo (resistenza alla punta qc, resistenza per attrito laterale fs, e in caso di CPTu, pressione dell’acqua interstiziale durante la penetrazione). La ripetibilità delle misurazioni e la possibilità di indagine su un volume del terreno, maggiore rispetto a quella dei campioni di laboratorio, nonché la possibilità di registrazione continua, rendono le prove CPT e CPTu ideali per l’identificazione delle variazioni litologiche e la ricostruzione del profilo stratigrafico, compiti importanti ai fini della costruzione del modello geologico-tecnico. Amorosi e Marchi (1999), sulla base di un raffronto comparato dei dati derivanti da una prova effettuata con piezocono e da perforazioni, mostrano che la prova con il piezocono può essere utilizzata nell’ambito di ricerche sedimentologiche, compresa la caratterizzazione dettagliata delle facies, le correlazioni stratigrafiche, e l’identificazione dei limiti litologici, importanti per l’interpretazione della stratigrafia sequenziale. Lafuerza et al. (2005) hanno costruito un modello in 3D, derivato da prove di penetrazione con punta conica meccanica (CPT) e con piezocono (CPTu), al fine di stabilire la successione stratigrafica di corpi sedimentari deltizi a fini sedimentologici e stratigrafici.
Quindi, le prove CPT e CPTu costituiscono strumenti complementari per lo svolgimento di indagini stratigrafiche, poiché consentono:
- di identificare il litotipo
- di identificare i limiti stratigrafici
- di determinare le variazioni litologiche
- di ricostruire il profilo stratigrafico
- di creare correlazioni stratigrafiche
- di fornire un insieme di dati ad alta risoluzione adatti all’elaborazione di un modello in 3D.
Ancora più importante, le prove CPT e CPTu sono in grado di fornire parametri riferiti al terreno (principalmente parametri di resistenza in condizioni drenate o non drenate). La capacità di distinguere il Tipo di Comportamento del Terreno (SBT) utilizzando i risultati delle prove CPT o CPTu è dunque fondamentale per una corretta valutazione dei relativi parametri.